Buxus Sempervirens (Bosso)

Buxus sempervirens è la specie più nota del genere Buxus ed appartiene alla famiglia delle Buxaceae (6 generi, il più noto è Buxus) e all’ordine delle Buxales.

Il genere Buxus comprende circa un centinaio di specie. Buxus sempervirens è endemico della regione mediterranea e dell’Europa Atlantica.

Le foglie sono opposte, ovate, oblunghe, con un breve picciolo, subcoriacee, lunghe fino a 2,5 cm. e larghe 1 cm. di colore verde intenso, lucide sulla pagina superiore e di un verde più pallido su quella inferiore. I fiori sono monoici, piccoli, verdi, apetali, unisessuali, formati dal fiore femminile al centro circondato da quello maschile. Il frutto è una capsula coriacea a 3 logge con 2 semi ciascuna. che a maturità vengono lanciati all’esterno una certa forza.

Le radici sono molto robuste e ancoranti nel terreno. Il fusto ha una corteccia che è liscia e di colore verdognola per diventare, con il crescere della pianta, di colore grigio-biancastro.

Può essere coltivato sia per siepi anche basse, sia come veri e propri alberi alti fino a 3 metri. Emana un odore particolare che ricorda la pipì del gatto, i quali, venendo a contatto, rimangono un po’ confusi. Bisogna fare attenzione perché le foglie sono tossiche per loro.

Vive preferibilmente in terreni alcalini

 

esposizione


La migliore esposizione per questa pianta è la mezz’ombra, anche se si può coltivare in luoghi soleggiati.

irrigazione


Normalmente, se coltivato in pena terra, è sufficiente l’acqua della pioggia. Solo in caso di periodi molto siccitosi è opportuno provvedere a qualche annacquatura. In vaso il terriccio va mantenuto umido, senza esagerare con le irrigazioni, ed evitando sempre i ristagni idrici che sono causa di marciumi radicali.

fioritura


La fioritura, che compare all’inizio della primavera,  non ha valore estetico. I fiori sono piccoli, verdi e compaiono all’ascella delle foglie. I frutti sono delle capsule piccole, legnose e verdastre.

concimazione


In piena terra la concimazione non è strettamente necessaria. Per avere piante con fogliame più lucido si può arricchire il terreno con stallatico maturo alla fine dell’inverno, oppure con un concime organico a lenta cessione 2-3 volte l’anno. In vaso utilizzare un concime liquido specifico per il bosso per garantire un corretto sviluppo delle radici.

potatura


Le potature più drastiche vanno effettuate in inverno, mentre nel periodo vegetativo  si effettueranno quelle di contenimento per dare alla pianta la forma desiderata. In vaso la potatura si effettua in occasione del rinvaso e successivamente durante la stagione vegetativa.

substrato e rinvaso


Il Bosso si adatta a varie tipologie di terreno tuttavia è da preferire un terriccio soffice ed organico e ancor meglio se ricco in calcare ma sempre ben drenato. Nel vaso si preferisce un terriccio soffice, organico e con pH fra 6,5 e 7,5. Un terriccio universale aggiunto di sabbia e di un po’ di calce, con un fondo drenante in argilla espansa, è la preparazione migliore. Ogni 2-3 anni si effettua un rinvaso.

malattie


Può essere soggetto a cocciniglia e afidi, tuttavia la malattia più pericolosa per questa pianta è il fungo Cylindrocladium buxicola (sinonimo di Calonectria pseudonaviculata) che causa il noto marciume del bosso. Questo fungo fu individuato inizialmente in Nuova Zelanda e quindi in Gran Bretagna, proprio sul bosso. Non colpisce tutte le varietà almeno in maniera grave. Le più suscettibili a questo fungo sono le varietà più note del Buxus sempervirens, quelle inglesi e americane. La malattia causa macchie scure sulle foglie e successivo disseccamento. La pianta va protetta con appositi fungicidi, ma se l’attacco è così grave da non consentire più una ripresa è meglio eliminare e bruciare le piante infette per evitare la diffusione ulteriore della malattia che in questi ultimi anni ha fatto molti danni a piante anche importanti.
Le specie più sensibili sono Buxus sempervirens , B. microphylla (bosso a foglie piccole) e B. sinica var. insularis (bosso coreano), quelle più comunemente coltivate e anche  B. colchica e B. microphylla var. japonica (bosso giapponese).
Alcune varietà sono risultate maggiormente resistenti alla malattia. La resistenza non dipende solo dalla varietà ma anche dalle condizioni ambientali.
Tra le varietà più resistenti vi sono:   
– B. microphylla ‘Little Missy
– B. microphylla var. japonica ‘Winter Gem
– B. sinica var. insularis ‘Nana’
– B. microphylla var. japonica ‘Green Beauty
tutte queste varietà sono comunque, pur esse,  portatrici del fungo. 
Così la varietà ‘Winter Gem’ è abbastanza resistente al marciume del bosso a 25 ° C, ma sviluppa una malattia grave a temperature più basse, comprese tra 15 e 20 °C.
Generalmente tutte le specie e varietà sono maggiormente colpite dalla malattia se le chiome rimangono bagnate per lunghi periodi di tempo. Per questo motivo è sconsigliato bagnarle ed irrigare in maniera eccessiva le piante che, come già detto, in piena terra non necessitano quasi di essere bagnate. 
Nei vivai dell’Oregon, il fungo è stato isolato da 46 cultivar diverse ed è stato frequentemente riscontrato su bosso comune, B. sempervirens  var. ‘Dee Runk’, var. ‘Green Gem’, var. ‘Green Mountain’, var. ‘Green Velvet’, var. ‘Suffruticosa’ (foglie piccole e il più utilizzato per le bordure) e  var.’Winter Gem‘.
Nel caso di attacco di questo fungo, dopo il trattamento antifungino, è opportuno eliminare le foglie cadute a terra in quanto può sopravvivere su di esse fino a 5 anni all’interno proprie strutture di sopravvivenza chiamate microsclerozi (aggregati di ife)

Ultimamente si è sviluppata un’altra malattia. Questa volta si tratta di un insetto, la  Cydalima perspectalis o Piralide del bosso, giunta dalla Cina. Le larve nei primi stadi di sviluppo si nutrono della pagina superiore della foglia e non della parte interna. Comunque la foglia, privata o danneggiata nella cuticola, è destinata a seccare. Successivamente, negli altri stadi dello sviluppo, le larve si nutrono dell’intera foglia causando danni molto gravi, con defoliazioni massive ai quali segue la morte della pianta. Le larve lasciano deiezioni verdi a forma di campana ed anche del materiale setoso. 

Se in Cina vi è una regolazione naturale della malattia con predatori locali, nelle nostre regione il problema è notevole mancando quei limitatori.  La lotta chimica, anche in dosi massicce è al momento il metodo più utilizzato. Il migliore prodotto da utilizzare è il  chlorantraniliprole innocuo nei confronti di api, coccinelle e sirfidi.

In Francia si è notato che la Vespa velutina (accidentalmente comparsa) è un predatore della Cycadina ma è pure un predatore delle Api e quindi è da escludere una lotta utilizzando questo imenottero.

La lotta biologica si può effettuare con il Bacillus thuringiensis, ma questo colpisce solo le larve nei primi stadi di sviluppo.

Nello stadio adulto questa Cycadina si presenta come una piccola farfalla con le ali biancastre bordate di marrone o anche totalmente brunastre. La larva è di colore verde-giallastro con due strisce nere.

utilizzo


Si tratta di una pianta che, con particolari potature, può assumere vere e proprie forme artistiche quali si possono osservare in giardini storici. Ha un accrescimento molto lento, il legno è di una notevole durezza ed è utilizzato ancora oggi per costruire  strumenti musicali a fiato, per le sculture lignee, nella ebanisteria e nell’intarsio, e per il modellismo navale. Un tempo era anche utilizzato per costruire le  pissidi per conservare le ostie consacrate.

medicina


Le foglie, nella medicina naturale, sono utilizzate per la cura di affezioni reumatiche croniche, artrite, cistite, emorroidi, febbre, ferite, gotta, idropisia, influenza, intestino pigro, leggere escoriazioni, litiasi renali, malattie delle vie urinarie, piaghe, reumatismi, ritenzione di liquidi nei tessuti, stitichezza, tagli e ulcere della pelle, per favorire e migliorare la sudorazione.
Bisogna comunque utilizzarle con estrema cautela contenendo l’alcaloide buxina. parabuxina,  tannino, vitamina C. Il suo utilizzo non deve però mai essere eccessivo.

temperatura


Sopporta molto bene il freddo, infatti resiste anche a diversi gradi sotto lo zero.

propagazione


Può avvenire per seme, per talea, o per margotta

clima


Temperato

durata


Perenne. La sua longevità varia tra i 100 e i 600 anni

origine

Il Buxus sempervirens è originario del bacino del Mediterraneo. Il genere Buxus si ritrova anche in America centro meridionale, Africa, asia meridionale.

a cura di


Giacomo Roggeri Mermet

IrrigazionePoca esigenza
ClimaTemperato
ConcimazioneOrganico
DurataPerenne
EsposizioneMedia esposizione
StagioneSempreverde
SubstratoTerriccio Universale
TemperaturaBassa temperatura, Media temperatura

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